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Gibellina: un museo “en plein air”

 

La cittadina fu probabilmente fondata dagli Arabi che le affidarono il nome di Gebel (altura) e Zghir (piccola), da cui appunto Gibellina. Durante il corso del Medioevo si costituì un vero e proprio centro attorno al castello voluto da Manfredi Chiaromonte. 

Gibellina fu colpita, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, da un forte terremoto che ne distrusse le costruzioni e le vite dei cittadini. Lentamente si decise di ricostruire la città, non sulle macerie del vecchio paese, a circa 20 km di distanza in contrada Salinella. 

La cittadina è sin dall’antichità basata sull’agricoltura, che rende redditizi i terreni delle cinque colline che la circondano, così importanti da essere riportati sullo stemma cittadino.
Il sindaco Ludovico Corrao, che si occupò della ricostruzione di Gibellina, decise di dare un nuovo volto al suo paese chiamando numerosi artisti di fama nazionale e internazionale come Pietro Consagra, Alberto Burri, Mario Schifano e Leonardo Sciascia.

Un museo all’aria aperta

L’obiettivo del sindaco era di trasformare Gibellina in un grande museo all’aria aperta permettendo a dei grandi artisti di lasciare la loro testimonianza attraverso sculture, costruzioni e opere d’arte da inserire all’interno del tessuto urbano.

All’ingresso di Gibellina si trova la prima opera d’arte, visibile da molto lontano. Si tratta di una stella realizzata da Pietro Consagra nel 1981, costituita da tredici elementi a forma di ellisse in acciaio inox, ancorati al suolo tramite una base di cemento armato. La scelta della stella non è casuale, poiché ricorda i motivi delle luminarie che addobbano il paese durante i periodi di festa.

La Chiesa madre

Sul punto più alto del paese si erge la Chiesa Madre, realizzata da Ludovico Quaroni e Luisa Anversa. La chiesa è costituita da un parallelepipedo a base quadrata ni cemento armato, al cui interno si trova una sfera liscia di cemento bianco. La struttura ha un andamento irregolare, si allarga dopo l’ingresso per poi restringersi verso l’altare e l’abside.
All’interno troviamo pareti rustiche e panche in cemento e legno, poste a semicerchio come un anfiteatro greco, manca però il tetto poiché crollò nel 1994.

La chiesa nelle sue caratteristiche innovative nasconde numerosi significati: in primo luogo la contrapposizione di due forme differenti, il parallelepipedo a base quadrata che è simbolo della perfezione umana, e la sfera che non solo si ricollega all’architettura in Sicilia e nel Mediterraneo e le sue cupole, ma anche alla sacralità. Gli altri rimandi nascosti si celano dietro la scelta dei materiali, il cemento armato, che si lega alla sfera terrena, e il cemento bianco, che si lega con il suo candore al cielo.

La Torre Civica

Nasce da un progetto di Alessandro Merini nel 1988, è alta 20 metri ed è costituita da un unico blocco tagliato a metà le cui estremità sono collegate in alto da una grande ala metallica.La struttura si presenta come una grande cassa armonica, questo perché all’interno della torre troviamo diverse casse che riproducono nei cinque momenti più importanti per la vita dei cittadini un mix di suoni caratteristici della vecchia Gibellina, come canti sacri e urla da mercato.

Le piazze

Piazza del comune, o Piazza XV gennaio 1968, è circondata da un portico realizzato da Vittorio Gregotti e Giuseppe Samonà, adornato con ceramiche decorate da Carla Accardi. Nella piazza trovano spazio le sculture “La città di Tebe” di Pietro Consagra, la scultura “Città del sole” di Mimmo Rotella e La Torre civica di Alessandro Merini.

La città di Gibellina è tutta attraversata da un sistema di piazze, ne troviamo cinque:
• Rivolta del 26 giugno 1937;
• Fasci dei Lavoratori;
• Monti di Gibellina;
• Autonomia Siciliana;
• Passo Portella delle Ginestre.
Queste piazze sono poste in sequenza prospettica e sono cinte da portici progettati da Franco Purini e Laura Thermes, con un doppio ordine per cui è possibile salire in alto e osservare il panorama circostante.
Tutte le opere sopra citate e numerose altre sono parte del Museo d’arte contemporanea, che non si limita come un qualsiasi altro museo alle sale interne  ma comprende anche i numerosi esperimenti artistici (pitture, sculture e strutture architettoniche), che s’incontrano lungo le strade di Gibellina.

Il Museo

È intitolato a Ludovico Corrao, ha al suo interno più di 2000 opere di diversi artisti come: Mario Schifano, Renato Guttuso, Mimmo Paladino, Emilio Isgrò.
Inoltre vi sono due sale: la prima interamente dedicata a Mario Schifano, la seconda interamente dedicata ai bozzetti delle opere all’esterno; troviamo inoltre un auditorium, dove si svolgono attività teatrali, musicali e una biblioteca. 

Il Baglio

Il baglio Di Stefano è la sede della Fondazione Istituto di Alta Cultura Orestaidi, una fondazione che dal 1992 si occupa del festival internazionale svolto ogni estate a Gibellina. Le prime Orestiadi furono organizzate nel 1981 dal sindaco Ludovico Corrao e attraverso diverse rappresentazioni artistiche, dalla pittura al cinema, dal teatro alla musica, ebbero un ampio successo grazie anche alla partecipazione di numerosi ospiti internazionali. 

Nello stesso luogo, del baglio Di Stefano, sorge il Museo delle Trame Mediterranee al cui interno sono esposte: pitture, sculture, terrecotte, arazzi e originali capi d’abbigliamento che permettono di ripercorrere tutti i tempi, dal passato al presente e di scoprire le connessioni tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. A questo Museo appartiene l’installazione “La montagna di sale” di Mimmo Paladino. 

L’opera d’arte più famosa e che è divenuta il simbolo della rinascita di Gibellina è il Grande Cretto di Alberto Burri, realizzata tra il 1984 e il 1989. Alberto Burri, una volta arrivato a Gibellina, volle visitare le macerie della vecchia cittadina e propose al sindaco il suo progetto con il fine di rendere perenne il ricordo del terremoto del Belice del 1968.

Il Cretto di Burri

Il suo progetto prevedeva di unire le macerie di Gibellina con il cemento, per ricoprire tutta la vecchia cittadina. Burri fece in modo che le antiche vie cittadine fossero sostituite da lunghi corridoi, scavati nel cemento, realizzando un vero e proprio labirinto.

Con i suoi 80000 metri quadrati di superficie, il Grande Cretto è tra le opere d’arte contemporanea più estese al mondo. Il Cretto di Burri si pone quindi come un velo funebre sulla vecchia cittadina, come testimoniano le altre opere della nuova Gibellina non dimentica, ma rinasce.

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